Il paradosso del Sig. Smith

Spesso i clienti ci chiedono del perché l’usabilità dei software che sviluppiamo sia uno dei parametri che riteniamo maggiormente fondamentali. Certo, per chi programma investire tempo nella immediatezza delle interfacce, negli automatismi, nella prevenzione e nella intercettazione degli errori costa tempo e fatica e spesso viene considerato superfluo e foriero di perdita di tempo da chi conosce bene la problematica per cui il software viene realizzato. Noi, allora, citiamo una divertente storiella che gira negli ambienti informatici e che si svolge in una ipotetica banca americana a fine anni ’70, gli anni di maggiore sviluppo dei sistemi informativi su mainframe. La banca contattò una software house per chiedergli di rifare completamente il sistema informativo e mise a completa disposizione il sig. Smith, considerato il loro migliore impiegato, affinchè spiegasse agli analisti come funzionassero i vari processi e come lui lavorasse per portarli a compimento. Ultimato il software, fecero anche in modo che lo stesso sig. Smith si occupasse di testare il nuovo prodotto dopodiché, ottenuto il suo autorevole avallo, il sistema venne finalmente messo a disposizione di tutti gli altri utenti. Beh, il risultato fu semplicemente disastroso. Gli altri impiegati, non altrettanto validi o competenti, si trovarono davanti ad un qualcosa sviluppato su misura per colui che già conosceva a perfezione tutti i processi e che non si era posto il minimo dubbio sul fatto che i suoi colleghi potessero non  avere la sua stessa familiarità o competenza in materia. Questo a dire che l’usabilità di uno strumento informatico va sempre tarata sull’utente meno ‘smart’ e mai il contrario. ‘A prova di scimmia’, come si usava dire una volta…